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Tirinto
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mweaTirinto fu un'antica mweqcittà dell'mwegArgolide, in mwewGrecia, centro fortificato e palaziale della mwfaciviltà micenea.cite-ref-matz1966-1-0[1]cite-ref-maran2010-723-2-0[2] Sorge su uno sperone calcareo nel settore sud-orientale della piana di mwhqArgo, presso l'attuale mwhgNea Tiryntha nel comune di mwhwNauplia.cite-ref-maranocd-3-0[3]cite-ref-nafplionewtiryns-4-0[4]

Il sito è frequentato almeno dal mwkqNeolitico e occupato fino alla tarda antichità; raggiunge il massimo sviluppo fra XIV e XIII secolo a.C., con la costruzione del palazzo della rocca superiore e della cinta di mura ciclopiche.cite-ref-minculttiryns-5-0[5]cite-ref-maran2010-723-727-6-0[6] Restano la cittadella fortificata, le mura, i resti del palazzo, gallerie ricavate nello spessore delle mura, cisterne sotterranee e, nel territorio, una diga e un canale artificiale per la deviazione del torrente del Manesis.cite-ref-matz1966-1-1[1]cite-ref-unesco941-7-0[7]cite-ref-maran2009-248-8-0[8]cite-ref-maran2009-254-255-9-0[9]cite-ref-zangger1994-204-208-10-0[10]

Scavata a più riprese a partire dal 1831, dal 1999 fa parte del mwrwPatrimonio dell'umanità mwsaUNESCO nel sito seriale "Siti archeologici di mwsqMicene e Tirinto".cite-ref-unesco941-7-1[7]

Contents

Storia
Scavi
Note

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Mitologia

Nella tradizione greca la città prende il nome dall'eroe Tirinto, che mwuqPausania indica come figlio di mwugArgo e nipote di mwuwZeus.cite-ref-pausaniatirinto-11-0[11]

La fondazione e la fortificazione si legano soprattutto a mwwqPreto, figlio di mwwgAbante e fratello di mwwwAcrisio. In mwxaPseudo-Apollodoro, Preto, scacciato da Argo, si rifugia in mwxqLicia, torna con un esercito e occupa Tirinto, dove regna dopo la spartizione del territorio argivo.cite-ref-apollodoroproeto-12-0[12] In mwygStrabone la città gli serve da base e le mura vengono costruite con l'aiuto dei mwywCiclopi detti mwzaGasterochiri.cite-ref-strabonetirinto-13-0[13] Pausania ricorda inoltre, presso le rovine, i "talami" delle figlie di Preto.cite-ref-pausaniatirinto-11-1[11]

La tradizione collega i tre principali centri dell'Argolide ad altrettanti eroi: Acrisio ad Argo, Preto a Tirinto e mwbgPerseo a mwbwMicene. Secondo Apollodoro, dopo avere ucciso involontariamente Acrisio, Perseo rinuncia ad Argo, scambia il regno con mwcaMegapente e regna su Tirinto, fortificando anche Midea e Micene.cite-ref-apollodoroperseo-14-0[14]

Tirinto figura anche nel mito di mwdgBellerofonte: accolto alla corte di Preto per essere purificato, respinge mwdwStenebea, viene accusato dalla regina e inviato da mweaIobate con la lettera che ne chiede la morte; di qui la prova della mweqChimera.cite-ref-apollodorobellerofonte-15-0[15] Apollodoro colloca inoltre a Tirinto l'episodio in cui mwfgEracle, preso da follia, getta dalle mura mwfwIfito, figlio di mwgaEurito di mwgqEcalia.cite-ref-apollodoroifito-16-0[16]

Nel mwhwmwiacatalogo delle navi dellmwiq'mwigmwiwIliade Tirinto compare fra i territori guidati da mwjaDiomede ed è ricordata da mwjqOmero per le grandi mura.cite-ref-omeroiliadetirinto-17-0[17]

Storia

Dalle prime frequentazioni al culmine palaziale

L'area di Tirinto è frequentata almeno dal mwmqNeolitico medio.cite-ref-maran2010-723-724-18-0[18] Nel tardo mwngAntico Elladico II la collina e il territorio circostante ospitano un insediamento di notevoli dimensioni.cite-ref-maran2010-723-724-18-1[18] Sulla sommità della rocca superiore viene costruito il mwowRundbau, una struttura circolare senza confronti nell'Egeo del III millennio a.C.cite-ref-maran2010-724-19-0[19]cite-ref-ballan2019-38-40-20-0[20] Alla fine dell'Antico Elladico II il mwraRundbau e l'insediamento della rocca inferiore vengono distrutti da un incendio; nell'Argolide non si riscontrano più architetture di quella scala fino all'età micenea.cite-ref-maran2010-724-19-1[19]cite-ref-ballan2019-40-21-0[21]

Nel mwtgMedio Elladico sono attestati edifici nella città bassa, mentre sulla cittadella le tracce restano più scarse.cite-ref-maran2010-724-725-22-0[22] La prima architettura micenea di rango superiore a quella comune compare sulla rocca non oltre il Tardo Elladico II o IIIA1.cite-ref-maran2010-724-726-23-0[23] Nel XIV secolo a.C. l'area sommitale viene riorganizzata secondo un assetto palaziale centrato sui mwvwmegara e la rocca superiore riceve una prima fortificazione ciclopica, che non comprende ancora la rocca inferiore.cite-ref-maran2010-724-726-23-1[23] Tirinto è il centro palaziale miceneo più vicino al mare e le attestazioni di scambi a lunga distanza ne documentano l'inserimento nei traffici mediterranei.cite-ref-maran2010-723-2-1[2]

Nel Tardo Elladico IIIB1 una muraglia in pietrame è già attestata nella rocca inferiore.cite-ref-maran2010-726-729-24-0[24] Nel Tardo Elladico IIIB2, negli ultimi decenni del XIII secolo a.C., il sito è interessato da un vasto programma edilizio.cite-ref-maran2010-726-729-24-1[24] A questa fase appartengono il rifacimento del palazzo, la riorganizzazione dell'accesso alla rocca superiore, la fortificazione ciclopica della rocca inferiore, la scala occidentale fortificata, i passaggi e gli ambienti voltati nello spessore delle mura, le scale che conducono alle cisterne sotterranee e il ridisegno della rocca inferiore con terrazze ed edifici adibiti ad attività amministrative, di immagazzinamento e artigianali connesse al palazzo.cite-ref-maran2010-726-727-25-0[25] Nello stesso quadro rientrano la deviazione del torrente del Manesis e la costruzione della diga che protegge la città bassa dalle esondazioni e ne agevola l'espansione verso nord.cite-ref-maran2009-254-255-9-1[9]cite-ref-zangger1994-204-208-10-1[10] Alla fase finale del palazzo appartengono anche la Porta Nord e gli edifici XI e XV della rocca inferiore.cite-ref-cohenmaranvetters2010-1-26-0[26]

Dalla distruzione del palazzo alla fine del mondo miceneo

Alla fine del Tardo Elladico IIIB2 la cittadella e gli edifici della rocca inferiore sono colpiti dalla catastrofe che distrugge il palazzo; una forte scossa sismica è stata indicata fra le cause più probabili.cite-ref-maran2010-729-730-27-0[27]cite-ref-muehlenbruch2009-313-314-28-0[28] A differenza di molti altri centri micenei, nel XII secolo a.C. Tirinto conosce una ripresa insediativa.cite-ref-maran2010-729-730-27-1[27]cite-ref-muehlenbruch2009-313-314-28-1[28] Sulla rocca superiore, dopo un primo livellamento delle macerie, l'altare della grande corte fu rimodellato, mentre entro il perimetro del grande mwaqomegaron venne costruito l'Edificio T.cite-ref-29[29]cite-ref-30[30]

Nella rocca inferiore, dopo una breve fase di occupazioni provvisorie, gli edifici palaziali sono sostituiti da un insediamento di case disposte intorno a cortili, il cui impianto di base resta riconoscibile fino alla fine del periodo postpalaziale.cite-ref-maran2010-730-31-0[31]cite-ref-muehlenbruch2009-314-315-32-0[32] Alla fine del Tardo Elladico IIIC antico il cosiddetto orizzonte 19b1 occupa quasi tutta la parte occidentale della rocca inferiore; vi appartengono il santuario del vano 117, affacciato su un cortile, e l'edificio VIa, costruito riutilizzando i muri del precedente edificio palaziale VI.cite-ref-muehlenbruch2009-314-315-32-1[32] La riorganizzazione coinvolge anche la città bassa, con una crescita concentrata soprattutto a nord dell'acropoli.cite-ref-maran2010-730-731-33-0[33]

Nelle fasi avanzate del periodo sono attestati ancora edifici di rilievo. All'inizio del Tardo Elladico IIIC avanzato fu costruito il grande vano 127, con il cortile H 3 antistante; alla fine della stessa fase il vano 115, ricostruito come sala a tre navate accanto al santuario 110, aveva almeno in parte funzioni religiose.cite-ref-muehlenbruch2009-315-34-0[34] Allo stesso orizzonte appartengono anche il mwaskMegaron W e un grande edificio a più file di colonne nella città bassa, fuori dalla cittadella.cite-ref-maran2010-730-731-33-1[33] Alla fine del Tardo Elladico IIIC avanzato diversi edifici della rocca inferiore mostrano tracce di una nuova distruzione, attribuita ancora a un terremoto; nella fase tarda del periodo miceneo il settore rimane comunque occupato, come mostrano il grande ambiente 106.a.124, interpretato come residenza di élite, e un'impronta di sigillo.cite-ref-muehlenbruch2009-314-315-32-2[32] Verso la fine del Tardo Elladico IIIC si avvia il processo di contrazione che porta al quasi completo abbandono della rocca inferiore, mentre parte della popolazione sembra spostarsi nella città bassa o in altri insediamenti della regione, come mwatiAsine.cite-ref-maran2010-731-35-0[35]cite-ref-muehlenbruch2009-315-34-1[34]

Dalla prima età del ferro all'età storica

Per la fase submicenea e la prima età del ferro le testimonianze di continuità provengono soprattutto dall'esterno della cittadella: ceramica submicenea è stata rinvenuta a ovest e a sud della rocca superiore e nella città bassa si segnalano sepolture dello stesso periodo.cite-ref-adamson2018-139-36-0[36] All'inizio della fase protogeometrica sono attestati un edificio absidato a ovest della rocca inferiore e resti di case a ovest della rocca superiore.cite-ref-adamson2018-139-36-1[36] Sulla rocca superiore l'Edificio T continua verosimilmente in uso nella prima età del ferro; quando l'acropoli assume una nuova funzione cultuale nell'VIII secolo a.C. esso doveva già trovarsi in condizioni di rovina avanzata.cite-ref-adamson2018-138-139-37-0[37]

L'area sacra della rocca precede di alcuni decenni il tempio costruito sopra le rovine del palazzo, datato intorno al 650-625 a.C.cite-ref-adamson2018-152-168-178-180-38-0[38] La continuità del sito si interrompe nel V secolo a.C., quando Tirinto viene conquistata da mwawuArgo e la sua popolazione deportata.cite-ref-unesco1999-36-39-0[39]

Frequentazioni successive e riscoperta

Dopo la perdita dell'autonomia politica il sito continua a essere frequentato.cite-ref-elsner1992-7-40-0[40]cite-ref-unescogrtiryns14-41-0[41] In età imperiale mwaysPausania visita le rovine e paragona le mura alle mwaywpiramidi d'Egitto.cite-ref-elsner1992-7-40-1[40] In mwazeetà bizantina, a ovest della rocca superiore, è fondata una mwazichiesa con cimitero, accompagnata probabilmente da un piccolo insediamento; fonti mwazmveneziane menzionano Tirinto con il nome di mwazqNapoli Vecchio.cite-ref-unescogrtiryns14-41-1[41]

Fra tardo Settecento e primo Ottocento il sito entra nei percorsi antiquari dell'Argolide.cite-ref-palaimapetrakis2024-19-42-0[42]cite-ref-zangger1994-191-43-0[43] I disegni di mwaaiFauvel e le topografie di mwaamWilliam Gell, mwaaqEdward Dodwell e mwaauWilliam Martin Leake costituiscono la principale documentazione moderna di Tirinto prima delle campagne di scavo ottocentesche.cite-ref-palaimapetrakis2024-19-42-1[42]cite-ref-zangger1994-191-43-1[43] Hanno particolare rilievo il volume di Gell sull'Argolide del 1810, mwaa4A Classical and Topographical Tour through Greece di Dodwell e mwaa8Travels in the Morea di Leake.cite-ref-zangger1994-191-43-2[43]cite-ref-witmore2004-146-147-44-0[44]

Scavi

I primi mwadiscavi archeologici a Tirinto risalgono al settembre 1831, quando Alexandros Rizos-Rangavis e mwadmFriedrich Thiersch effettuano una breve esplorazione sulla rocca superiore e ritengono di aver individuato il palazzo.cite-ref-maran2010-723-724-18-2[18]cite-ref-zangger1994-192-45-0[45] Dopo una visita preliminare di mwadwHeinrich Schliemann nel 1868, nel 1876 lo stesso Schliemann apre ventiquattro saggi di scavo; fra il 1884 e il 1885 Schliemann e mwad0Wilhelm Dörpfeld conducono la prima campagna sistematica, portando in luce gran parte dell'ultimo palazzo miceneo della rocca superiore e fissandone una pianta d'insieme.cite-ref-zangger1994-192-45-1[45]cite-ref-maran2010-723-724-18-3[18]cite-ref-matz1966-1-2[1]

Le ricerche proseguono fra il 1905 e il 1929 sotto la direzione di Dörpfeld e poi di mwaesGeorg Karo e Kurt Müller, con un'estensione dell'indagine alla rocca media e inferiore, alla città bassa, alla necropoli di tombe a camera e alla prima tomba a tholos del colle del Profitis Ilias.cite-ref-matz1966-1-3[1]cite-ref-maran2010-723-724-18-4[18]cite-ref-skourtanioti2023-48-49-46-0[46] Queste indagini si concentrano soprattutto sulle strutture micenee; le fasi posteriori, in particolare quelle bizantine, sono oggi più difficili da ricostruire anche per la perdita di tracce durante gli scavi più antichi.cite-ref-maran2010-723-724-18-5[18]

La ripresa novecentesca comincia alla fine degli anni cinquanta con i restauri diretti da Nikolaos Verdelis, che riportano alla luce le cisterne sotterranee della rocca inferiore; nello stesso periodo iniziano gli scavi di salvataggio nella città bassa, proseguiti poi per decenni dal Servizio archeologico greco.cite-ref-matz1966-1-4[1]cite-ref-maran2010-723-724-18-6[18]cite-ref-skourtanioti2023-48-49-46-1[46] Rientrano in questa fase la campagna del 1965, ancora con Verdelis, e quelle dirette da Ulf Jantzen fra il 1967 e il 1974 nella rocca inferiore e nella città bassa occidentale.cite-ref-skourtanioti2023-48-49-46-2[46] Particolarmente rilevanti sono le campagne di Klaus Kilian fra il 1976 e il 1985, che chiariscono la storia della rocca inferiore e forniscono nuovi dati sull'area dei mwag0megara della rocca superiore.cite-ref-maran2010-723-724-18-7[18]cite-ref-skourtanioti2023-48-49-46-3[46]

Dal 1997 gli scavi diretti da Joseph Maran, dal 1999 in collaborazione con Alkestis Papadimitriou, interessano prima la rocca superiore, poi la città bassa nord-orientale, quindi la rocca inferiore, la città bassa occidentale e infine la città bassa nord-occidentale, esplorata fra il 2013 e il 2018.cite-ref-maran2010-723-724-18-8[18]cite-ref-skourtanioti2023-48-49-46-4[46] Queste indagini hanno ampliato il quadro archeologico del sito oltre il solo palazzo della rocca superiore.cite-ref-maran2010-730-731-33-2[33]

Descrizione

Il sito di Tirinto si sviluppa su uno sperone calcareo allungato in direzione nord-sud, lungo circa 300 m e largo fra 45 e 100 m, con il punto più elevato a circa 26-28 m sul livello del mare.cite-ref-matz1966-1-5[1]cite-ref-maranocd-3-1[3]cite-ref-maran2010-723-2-2[2] L'altura digrada dolcemente da sud verso nord; nella tarda mwakgetà elladica la cittadella era articolata in tre terrazze successive - la rocca superiore a sud, la rocca media e la rocca inferiore a nord - delimitate da muri di sostegno interni raccordati alla cinta principale.cite-ref-maranocd-3-2[3]cite-ref-maran2010-723-2-3[2]

Nell'mwalietà del bronzo la costa del mwalmgolfo Argolico era assai più vicina al colle: il mare si trovava a circa 500 m dalla rocca in età antico-elladica e a circa 1 km in età tardo-elladica.cite-ref-maranocd-3-3[3]cite-ref-zangger1994-191-193-47-0[47] Intorno alla cittadella si estendeva una città bassa, la cui ampiezza nelle diverse fasi di occupazione non è ancora determinata con precisione.cite-ref-maranocd-3-4[3]cite-ref-maran2010-723-2-4[2]

Cinta muraria

La cittadella è racchiusa da una cinta continua di mura mwamociclopiche, lunga circa 750 m, costruita con grandi blocchi calcarei giustapposti a secco; i blocchi impiegati a Tirinto superano in alcuni casi quelli usati nelle fortificazioni di mwamsMicene.cite-ref-whje-tiryns-48-0[48]cite-ref-whc941site-49-0[49]cite-ref-maran2010-726-727-25-1[25] La tradizione antica attribuiva la loro costruzione ai mwangCiclopi, da cui l'espressione "opera ciclopica".cite-ref-whje-tiryns-48-1[48]cite-ref-matz1966-1-6[1]

Lo spessore delle mura raggiunge circa 8 m e aumenta nei tratti in cui il paramento ospita gallerie e ambienti interni.cite-ref-whje-tiryns-48-2[48]cite-ref-whc941site-49-1[49]cite-ref-treccanitirinto-50-0[50] L'altezza originaria dei tratti meglio conservati è stata stimata fino a circa 13 m.cite-ref-whje-tiryns-48-3[48]cite-ref-whc941site-49-2[49]

La configurazione definitiva della cinta fu il risultato di più fasi costruttive nel mwapcTardo Elladico: in un primo momento le mura circondavano soltanto la rocca superiore; in seguito furono ampliate fino a comprendere anche la rocca inferiore.cite-ref-matz1966-1-7[1]cite-ref-maran2010-726-727-25-2[25] L'assetto finale fu raggiunto alla fine del XIII secolo a.C.cite-ref-whje-tiryns-48-4[48]cite-ref-maran2010-726-727-25-3[25]

La porta principale si apriva sul versante orientale. Nella sua fase più antica era costituita da uno stretto passaggio delimitato da due bastioni sporgenti verso l'interno.cite-ref-matz1966-1-8[1]cite-ref-maran2010-727-51-0[51]

Nello spessore delle mura meridionali e orientali furono ricavate gallerie con ambienti laterali coperti a falsa volta, ottenuta mediante filari di blocchi aggettanti; lungo questi corridoi si aprono vani interpretati come magazzini e passaggi di servizio.cite-ref-matz1966-1-9[1]cite-ref-treccanitirinto-50-1[50]cite-ref-maran2010-727-51-1[51]

Rocca superiore e palazzo

Il palazzo occupava la sommità della rocca superiore. Nella fase del XIII secolo a.C. riutilizzò l'area di un mwatcmegaron più antico del XIV secolo a.C.; rispetto all'edificio precedente, il nuovo complesso fu spostato di alcuni metri verso nord, con lieve spostamento del focolare centrale e del trono.cite-ref-maran2001-120-52-0[52]cite-ref-maran2010-726-727-25-4[25]

Dall'ingresso orientale si raggiungeva il palazzo attraverso una sequenza di rampe, porte, soglie e corti che culminava nella grande corte antistante al megaron maggiore.cite-ref-adamson2018-145-146-53-0[53]cite-ref-maran2006-81-82-54-0[54] Il megaron principale era orientato nord-sud e comprendeva tre ambienti assiali: un portico con due colonne fra le ante, largo 9,65 m e profondo 4,80 m; un vestibolo di circa 9,70 x 4,72 m; e la sala del trono, grosso modo quadrata, di 9,75-9,86 x 11,81 m.cite-ref-adamson2018-145-55-0[55] Dal vestibolo una porta sul lato occidentale conduceva all'ala ovest, mentre l'apertura verso nord immetteva nella sala principale.cite-ref-adamson2018-145-55-1[55] Al centro della sala si trovava un focolare circolare circondato da quattro colonne; il trono era addossato alla parete orientale, sopra un basso basamento rettangolare.cite-ref-adamson2018-145-55-2[55]

Dell'apparato decorativo si conservano pochi resti nella loro collocazione originaria, ma i livelli di distruzione della pendice occidentale della rocca superiore hanno restituito numerosi frammenti di affresco, fra cui scene di caccia e figure femminili in processione.cite-ref-maran2001-116-118-56-0[56]cite-ref-petrakis2020-295-57-0[57] Accanto al complesso principale esisteva un secondo megaron, di dimensioni minori, con accesso autonomo e senza comunicazione diretta con il megaron maggiore.cite-ref-petrakis2020-302-303-58-0[58] Nella letteratura moderna questa disposizione è stata definita "doppio palazzo", ma la funzione del megaron minore resta incerta.cite-ref-petrakis2020-302-303-58-1[58]

Dopo la distruzione del palazzo alla fine del Tardo Elladico IIIB, la sommità della rocca non fu del tutto abbandonata. Nel Tardo Elladico IIIC l'altare della grande corte fu rimodellato e, entro il perimetro del grande megaron, venne costruito il cosiddetto Edificio T; continuarono inoltre a essere usati il luogo del trono e l'altare della corte, mentre il grande focolare centrale non fu ricostruito.cite-ref-59[59]cite-ref-60[60]

Sulla rocca superiore si sviluppò inoltre un'area sacra di età geometrica; il tempio costruito sopra di essa è datato intorno al 650-625 a.C., mentre per la fase cultuale più antica l'identificazione della divinità resta incerta, benché il culto di mwaxaEra sia attestato in età successiva.cite-ref-adamson2018-152-178-180-61-0[61]

Rocca media e rocca inferiore

La rocca media occupava la fascia compresa fra il palazzo della rocca superiore e la rocca inferiore. In età palaziale il percorso che saliva dall'ingresso orientale al megaron attraversava questo settore con una successione di passaggi, corti e propilei: oltrepassata la porta principale e il corridoio ascendente, si raggiungevano uno spazio esterno con portico, il grande propileo e, attraverso un'ulteriore corte interna e il piccolo propileo, la corte centrale del palazzo.cite-ref-maran2006-81-82-54-1[54] Il grande propileo era disposto con una lieve rotazione verso nord, così che dal suo interno era visibile il piccolo propileo sul lato opposto della corte.cite-ref-maran2006-81-82-54-2[54]

La funzione precisa della rocca media in questa fase non è chiara; è stato proposto che ospitasse un giardino o edifici collegati al palazzo.cite-ref-muehlenbruch2009-314-62-0[62] Anche la rocca inferiore rientrava nel sistema palaziale, come indicano le grandi costruzioni individuate dagli scavi.cite-ref-maran2010-726-727-25-5[25]cite-ref-muehlenbruch2009-314-62-1[62]

All'inizio del Tardo Elladico IIIB finale furono inseriti nella fortificazione ciclopica della rocca inferiore la Porta Nord e due edifici, convenzionalmente designati come Edificio XI e Edificio XV, separati da un corridoio che conduceva alla porta.cite-ref-cohenmaranvetters2010-1-26-1[26] L'edificio XI, riportato in luce solo in parte negli scavi di Klaus Kilian e riesaminato nel 2002-2003, era composto da almeno cinque ambienti; il suo uso fu breve e terminò alla fine del Tardo Elladico IIIB finale, quando l'edificio e il resto dell'insediamento palaziale della rocca inferiore furono distrutti da un incendio.cite-ref-cohenmaranvetters2010-1-26-2[26]

Dopo la distruzione del palazzo la rocca inferiore continuò a essere abitata. Il primo orizzonte edilizio del Tardo Elladico IIIC comprendeva abitazioni provvisorie; alla fine del Tardo Elladico IIIC antico si definì un nuovo assetto che occupava quasi tutta la parte occidentale della rocca inferiore.cite-ref-muehlenbruch2009-314-315-32-3[32]cite-ref-maran2010-730-731-33-3[33] A questa fase appartengono il santuario del vano 117, aperto su un cortile, e l'edificio VIa, costruito riutilizzando i muri dell'edificio palaziale VI.cite-ref-muehlenbruch2009-314-315-32-4[32]

Nel Tardo Elladico IIIC avanzato furono costruiti il grande vano 127 e il cortile H 3 antistante; il vano 115, datato alla fine della stessa fase, è stato ricostruito come sala a tre navate accanto al santuario 110 e aveva almeno in parte funzioni religiose.cite-ref-muehlenbruch2009-314-315-32-5[32] Alla stessa fase appartengono anche il mwa2mMegaron W e un grande edificio a più file di colonne nella città bassa, fuori dalla cittadella.cite-ref-maran2010-730-731-33-4[33] Alla fine del Tardo Elladico IIIC avanzato diversi edifici della rocca inferiore mostrano tracce di una nuova distruzione, attribuita ancora a un terremoto; nella fase tarda del periodo miceneo il settore restò comunque occupato, come mostrano il grande ambiente 106.a.124, interpretato come residenza di élite, e un'impronta di sigillo.cite-ref-muehlenbruch2009-314-315-32-6[32] In seguito la rocca inferiore andò incontro a una progressiva contrazione dell'abitato.cite-ref-muehlenbruch2009-315-34-2[34]cite-ref-maran2010-731-35-1[35]

Struttura circolare protoelladica (Rundbau)

La cosiddetta struttura circolare protoelladica, o mwa40Rundbau ("rotonda"), occupava il punto più alto della rocca superiore ed è il principale edificio del Tardo Antico Elladico II individuato a Tirinto.cite-ref-maran2010-724-19-2[19] L'edificio è stato messo in luce solo in parte, poiché le costruzioni del palazzo miceneo ne coprono la zona centrale.cite-ref-ballan2019-38-63-0[63] La sua collocazione sulla sommità del colle ne assicurava la visibilità dalla pianura e dal mare, mentre un abitato dello stesso periodo occupava anche la rocca inferiore.cite-ref-maran2010-724-19-3[19]

Nonostante la pianta circolare, il Rundbau presenta diversi caratteri comuni con le cosiddette case a corridoio dell'Antico Elladico II: uno zoccolo in pietra, un alzato in mattoni crudi, l'impiego di tegole in terracotta e lastre di scisto per la copertura e una disposizione ad anelli e compartimenti che richiama i corridoi di quegli edifici.cite-ref-ballan2019-38-63-1[63] Le fondazioni raggiungono una larghezza complessiva di 4,70 m, mentre il muro vero e proprio misura 1,85 m; l'insieme era composto da tre anelli concentrici privi di aperture.cite-ref-ballan2019-38-39-64-0[64] Secondo la ricostruzione ripresa da Ballan, al muro esterno si affiancava una prima serie di circa quindici compartimenti, seguita da un anello più stretto con un numero analogo di scomparti; al centro si trovava uno spazio circolare di circa 10 m di diametro, posto a un livello più alto rispetto ai vani periferici e probabilmente separato da essi da un ulteriore muro anulare.cite-ref-ballan2019-38-39-64-1[64]

Il diametro originario è stato calcolato in 27,90 m, per una circonferenza di circa 88 m, mentre l'altezza del culmine della copertura è stata stimata in 26,40 m.cite-ref-ballan2019-38-39-64-2[64] In rapporto alle dimensioni dell'edificio, la copertura doveva avere forma conica.cite-ref-ballan2019-39-65-0[65] Le evidenze stratigrafiche del corridoio più esterno non indicano con sicurezza la presenza di un piano superiore; Ballan considera meglio sostenuta dai dati di scavo la ricostruzione a un solo livello fra il piano terreno e il tetto.cite-ref-ballan2019-38-39-64-3[64]

All'interno dell'edificio furono rinvenute molte tegole fittili e lastre di scisto; queste ultime erano probabilmente concentrate lungo i margini della copertura, in particolare in corrispondenza delle gronde.cite-ref-ballan2019-38-39-64-4[64] Per il Rundbau sono state proposte interpretazioni diverse, fra cui quelle di residenza monumentale, santuario e granaio.cite-ref-maran2010-724-19-4[19] Ballan, riprendendo la ricostruzione di Klaus Kilian, segnala in particolare l'ipotesi del granaio comune: i corridoi sarebbero stati suddivisi in scomparti destinati al contenimento del grano, mentre il massiccio muro in mattoni crudi a ferro di cavallo dell'anello più esterno avrebbe avuto la funzione di contrastare la pressione esercitata dal materiale immagazzinato.cite-ref-ballan2019-39-40-66-0[66]

La struttura e l'insediamento contemporaneo della rocca inferiore furono distrutti da un incendio alla fine dell'Antico Elladico II.cite-ref-maran2010-724-19-5[19] In seguito i megara micenei furono costruiti nello stesso settore della rocca superiore.cite-ref-maran2010-724-725-22-1[22]

Sistema idrico e diga del Manesis

Nel XIII secolo a.C. Tirinto fu dotata di mwa-mcisterne sotterranee ricavate entro la fortificazione, destinate a garantire una riserva d'acqua in caso di mwa-qassedio.cite-ref-maran2009-248-8-1[8] Nella rocca inferiore è inoltre attestato un mwa-kpozzo profondo circa 10 m nel vano 14 della cortina occidentale; il suo ruolo divenne secondario dopo la costruzione delle cisterne.cite-ref-maran2009-248-8-2[8]

Su scala territoriale, il principale intervento fu la deviazione del torrente che in età micenea scorreva a nord della cittadella.cite-ref-zangger1994-204-205-67-0[67] Per ottenere questo risultato fu costruita una mwa-mdiga artificiale a circa 3,5 km a est-nord-est di Tirinto, alta circa 10 m e lunga circa 100 m, collegata a un mwa-qcanale artificiale di circa 1,5 km che convogliava l'acqua verso un letto naturale più a sud.cite-ref-zangger1994-204-205-67-1[67] La cronologia precisa della diga resta discussa.cite-ref-maran2009-254-255-9-2[9]cite-ref-zangger1994-207-208-68-0[68] Secondo un'interpretazione l'opera fu una risposta ai grandi mwbaedepositi alluvionali che interessarono la città bassa alla fine dell'età del Bronzo; secondo un'altra faceva parte di un programma avviato già nella tarda età palaziale, volto sia a ridurre il rischio di esondazioni sia a favorire lo sviluppo del settore settentrionale della città bassa e l'accesso alla cittadella da nord.cite-ref-maran2009-254-255-9-3[9]cite-ref-zangger1994-207-208-68-1[68]

Le evidenze disponibili documentano sia installazioni per l'acqua all'interno della fortificazione sia una grande opera di deviazione del torrente nel territorio circostante.cite-ref-maran2009-248-8-3[8]cite-ref-zangger1994-204-205-67-2[67]

Influenza culturale

Nel mondo antico

Tirinto compare nel mwbc0mwbc4catalogo delle navi dellmwbc8'mwbdamwbdeIliade fra i territori guidati da mwbdiDiomede; il poema la qualifica come città "ben murata".cite-ref-omeroiliadetirinto-17-1[17]cite-ref-palaimapetrakis2024-25-69-0[69]

Anche nella tradizione successiva il sito resta associato soprattutto alle fortificazioni.cite-ref-palaimapetrakis2024-25-69-1[69]cite-ref-elsner1992-7-40-2[40] mwbeqPausania osserva che gli autori greci avevano descritto minutamente le mwbeupiramidi d'Egitto, ma non avevano dedicato neppure un breve cenno alle mura di Tirinto, da lui giudicate non meno meravigliose.cite-ref-elsner1992-7-40-3[40]

Epoca moderna

Prima degli scavi ottocenteschi Tirinto entrò nei percorsi antiquari e di viaggio dedicati ai siti "omerici" dell'Argolide.cite-ref-palaimapetrakis2024-19-42-2[42]cite-ref-palaimapetrakis2024-16-70-0[70] Fra la fine del Settecento e i primi anni dell'Ottocento mwbfkFauvel, mwbfoWilliam Gell, mwbfsEdward Dodwell e mwbfwWilliam Martin Leake produssero topografie dei principali monumenti "eroici" della Grecia ottomana.cite-ref-palaimapetrakis2024-19-42-3[42]

Per Tirinto ebbero particolare importanza i lavori di Gell, Dodwell e Leake, che documentarono mura e cittadella prima delle grandi campagne di scavo.cite-ref-zangger1994-191-43-3[43]cite-ref-witmore2004-146-147-44-1[44]

Nicoletta Momigliano usa il termine "Aegeomania" per indicare il riuso moderno dell'età del Bronzo egea nella letteratura, nelle arti visive, nelle arti performative e in altre pratiche culturali.cite-ref-momigliano2024-1-4-71-0[71] In questo quadro rientra anche il passo del mwbg8mwbhaIl colosso di Marussi in cui mwbheHenry Miller presenta Tirinto in termini cupi e violenti, in contrasto con l'immagine che riserva alla mwbhiCreta mwbhmminoica.cite-ref-momigliano2024-26-72-0[72]

Note

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Approfondimenti

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• mwb4k(DE) Tobias Mühlenbruch, Die mykenische Nachpalastzeit (SH III C). Text, in Joseph Maran (a cura di), Baubefunde und Stratigraphie der Unterburg und des nordwestlichen Stadtgebiets (Kampagnen 1976-1983), collana Tiryns, n. 17.2, Wiesbaden, Reichert Verlag, 2013.
• mwb4s(DE) Nora Brüggemann, Eine Analyse neuer Befunde und Funde, in Joseph Maran (a cura di), Kult im archaischen Tiryns, collana Tiryns, n. 18, Wiesbaden, Reichert Verlag, 2015.

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Collegamenti esterni

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• (EN) Archaeological Site of the Mycenean Acropolis of Tiryns, su allofgreeceone.culture.gov.gr, Hellenic Ministry of Culture.
• (EN) Tiryns, su publications.dainst.org, Deutsches Archäologisches Institut.